lunedì 13 giugno 2011

Le regole d'oro

Dopo la bella ed interessante recensione del nostro filosofo Luca sull'evento del Festival del Teatro d'Impresa, tocca a me darvi un breve riassunto di un 'altra delle rappresentazioni premiata durante l'ultima giornata del festival, ricevendo la menzione della giuria e del pubblico. Il titolo dell'opera è: "Le regole d'oro" della compagnia Duo apparente di Giorgio Fabbri e Isabella Fabbri. Penultima esibizione, questa, che ha certamente, oltre che fatto riflettere sul tema della giornata, divertito il pubblico!

In questo caso, la metafora formativa passava attraverso le note musicali, che leggere ed invisibili riempivano il teatro di piacevoli melodie. Gli attori sono due musicisti, al sax Isabella Fabbri e Giorgio alla fisarmonica. Il loro "viaggio giocoso" nelle regole d'oro del far musica voleva essere un modo per comunicare allo stesso tempo le regole d'oro delle organizzazioni.
La metafora della musica è ricca di concetti esemplificativi per noi; come è importante che il gruppo "suoni lo stesso spartito" e "rispetti le stesse regole" affinchè la melodia sia armoniosa e piacevole per tutti.

E' necessario prima di cominciare assegnare un "tempo di esecuzione", altrimenti ognuno suona per conto proprio! "L'accordatura" allo stesso modo, che permette di regolare gli strumenti rispetto al sistema di intonazione di ognuno, serve per partire insieme, o meglio per partire BENE insieme! Questo ci fa riflettere sull'importanza di acquisire la consapevolezza dell'interdipendenza nel gruppo e la necessità di "preparararsi insieme", ascoltare gli altri e i loro personali "sistemi di intonazione". Tra armonia e dissonanza si sente la differenza! ; per il formatore diventa importante saper agire proprio su quei momenti di dissonanza che si vengono a creare all'interno delle organizzazioni, facilitando l'emergere di soluzioni utili ed efficaci a risolvere il problema.

"I piani e i forti": Ci sono delle battute in cui il sax è protagonista, e la fisarmonica accompagna la parte, momenti in cui si inverte questo schema ed è la fisarmonica che deve farsi sentire, perchè in quella battuta ci sta a pennello! Allo stesso modo nell'azienda emergono i ruoli e la sfida diventa quella di favorire lo sviluppo della collaborazione, intesa come partecipazione attiva di ognuno e lavoro in sinergia, sapendo anche valorizzare il personale contributo di ognuno/le peculiarità di ogni strumento.

L'obiettivo di ognuno infine, di eseguire correttamente il proprio spartito, confluisce in un obiettivo più grande che è la concertazione finale di un'orchestra e ovviamente di far si che la performance finale sia capace di emozionare lo spettatore, per l'azienda diremo una performance di successo!

Concludendo, il messaggio che questo spettacolo ci ha proposto ci lascia riflettere sulla capacità formativa della musica che con il suo linguaggio può essere istruttiva anche per il mondo delle imprese.

1 commento:

  1. Grazie Giorgia per la recensione di questo spettacolo, molto apprezzato personalmente, ma anche oggettivamente, vista la doppietta di premi.
    Carino anche il duo, nonno alla fisarmonica e nipote al sax, decisamente spigliati nella loro "mise" da musicisti.

    Non aggiungo nulla alla recensione di Giorgia, solo una piccola curiosità: potremmo dire che il primo teorico dell'importanza della musica in un contesto organizzativo (nella fattispecie, quello statale) è stato Platone! Infatti, nei libri VII di Repubblica e Leggi, occupandosi dell'ordinamento degli studi che formano il percorso educativo-formativo del cittadino dello stato giusto, mette al primo posto la ginnastica, e al secondo posto la musica.

    Per Platone, infatti, lo stato può essere giusto se e solo se l'uomo al suo interno è giusto: e la misura della giustizia, nel corpo dello stato come nell'anima dell'uomo, è data dall'armonia (termine musicale), dall'accordo (altro termine musicale) tra le "parti sociali" e le dimensioni dell'anima.

    La ginnastica è importante perchè dà agilità, e quindi agibilità di sè: insegna a fare i conti con le proprie possibilità e i propri limiti. La musica educa armonicamente il carattere procurando un buon accordo (Resp. VII, 522a). Il respiro, dettato dal ritmo della musica, plasma l'anima.

    Come per l'uomo, anche lo stato può funzionare bene solo se le sue parti si armonizzano tra loro.

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