Nella bella cornice del Teatro San Salvatore (BO) ha avuto luogo, tra ieri e oggi (sabato 11 e domenica 12 giugno 2011), FESTIVAL DEL TEATRO D’IMPRESA. iniziativa nata con lo scopo di dare uno spazio di rilievo alla metodologia del Teatro d’Impresa nella formazione.
L'evento si è svolto in tre momenti. Nella mattinata di sabato, una tavola rotonda ha posto l'attenzione su alcuni aspetti positivi e alcuni di criticità della metodologia formativa del Teatro d'Impresa. Nel pomeriggio, l'attenzione è stata focalizzata sull'aspetto esperienziale del Teatro d'Impresa nella formazione, tramite una serie di circa 20 spettacoli a ciclo continuo, della durata di 20 minuti, in cui ogni artista a turno presentava con una pièce il proprio lavoro. Nella giornata di domenica, una seconda tavola rotonda si è incaricata di approfondire i temi emersi nel giorno precedente; a seguire, la premiazione dei migliori lavori per quanto concerne l'etica della professione, la metodologia, il contenuto formativo, la menzione della giuria, la menzione del pubblico. Tra i relatori è stato presente Christian Poissonneau, il più noto divulgatore al mondo della metodologia del Teatro d’Impresa, direttore del Théatre à la Carte di Parigi, che si esibirà con una performance teatrale.
Per il gruppo Forma(l)mentis, abbiamo seguito l'evento io, Patrizia, Giorgia e Alessia - che ringrazio per essersi occupata di tutta la parte logistica oltre che, ma questo ovviamente si estende alle altre colleghe, per essere un'ottima compagna di avventure. Vi proporremo alcune considerazioni, e una breve recensione dello spettacolo che abbiamo ciascuno reputato il migliore. Nonostante abbiamo scelto tre pièce diverse, siamo stati più o meno concordi nel ritenerle le migliori performance, valutando: la metodologia formativa, il contenuto formativo, la possibilità di farne un intervento formativo complesso oppure one-shot, il livello artistico. Appena avrò del tempo cercherò di mettere in rete l'elenco e la descrizione degli spettacoli - chiaramente, se il Festival le caricasse su uno dei profili sito-facebook, sarebbe un gran guadagno di tempo.
In linea generale, sono stato molto contento di aver partecipato a questo Festival. L'apparentemente banale considerazione della sua gratuità per i soci Junior è stata invece determinante per la mia presenza dal momento che, per formazione e avendo altri impegni, avrei magari deciso di non venire a fronte di un esborso di 50+ euro. La sorpresa che avevano pensato anche a un sostanzioso, direi ottimo, buffet sia per il pranzo che per la cena, mi ha senza dubbio procurato un immenso piacere. La cornice del teatro San Salvatore è stata molto gradevole, anche se più o meno dieci ore sulle sedie di legno il sabato, e almeno 3 la domenica, non è stato il massimo della comodità. Se non altro, l'attenzione era sempre destissima!
Fin qui per gli aspetti logistico-economici. A livello del festival, la divisione temporale mi sembrata molto coerente, i relatori convincenti (tra gli altri, il nostro Alessandro Cafiero) ci hanno dato una panoramica ampia ma dettagliata dello "stato dell'arte" del Teatro d'Impresa. Tre cose, mi sono saltate subito agli occhi:
1. Non c'erano rappresentanti aziendali. Come primo anno, probabilmente possiamo soprassedere alla questione. Ma dal momento che si ha intenzione di proseguire con questa bella iniziativa, credo che la testimonianza dei clienti sia una legittimazione di cui non pare utile fare a meno.
2. Il pubblico era prevalentemente composto dagli attori stessi. Junior mi pare ce ne fossero molto pochi, se non addirittura solo noi.
3. La forma dei 20 minuti di spettacolo poi via e sopra un altro ci è sembrata mancasse di un tassello: la riflessione sul pezzo presentato, la contestualizzazione in un ambiente aziendale specifico, le opportunità di sviluppo del progetto presentato...
Questi tre elementi ci hanno dato la percezione che il Festival fosse un po' una presentazione ai colleghi, già del mestiere, di alcuni lavori, nonché di alcuni interventi critici più o meno per addetti ai lavori - meno, in buona sostanza, per chi si approccia per la prima volta alla faccenda. Specialmente la parte di domenica, mentre la tavola rotonda di sabato ha svolto un'ottima funzione introduttiva! Avremmo sicuramente preferito avere qualche spettacolo in meno e qualche riflessione in più, anche perché la disparità di partecipazioni dalla mattina alla sera è stata notevole (circa il 50%). I più saggi hanno deciso di fare uno spettacolo più corto, e dare una presentazione del loro lavoro.
A parte queste criticità, che comunque facciamo presenti per quel che ci pare di aver percepito, siamo e sono personalmente molto contento di aver partecipato e aver potuto sperimentare una metodologia attiva decisamente coinvolgente e incisiva. Se la metafora è un ottimo strumento per capire un concetto, la metodologia del teatro è in grado di mettere in scena e far impersonare ai formandi una metafora viva e agita, il cui potenziale nel promuovere cambiamenti - lo scopo della formazione - è molto intenso.
A mio giudizio, lo spettacolo migliore della rassegna è stato senza dubbio "Di che sogno sei?" di Xforming, vincitore del premio della giuria e di un altro riconoscimento. Tuttavia, si tratta di una realtà già consolidata, con clienti importanti (il lavoro proposto, sulla sicurezza sul lavoro, per Enel e.g.). Ho deciso perciò di dare un voto di fiducia alla rappresentazione "L'impresa... che commedia!", di Elisabetta Tonon, con Elisabetta Tonon e Alessandra Abis, del Teatro degli Adriani. Dell'altro spettacolo vi parlerà Alessia, dal momento che l'ha scelto come prima menzione.
"L'impresa... che commedia!" è uno spettacolo teatrale interattivo che utilizza le maschere della commedia dell'arte, denominata in questa sede Commedia delle Professioni. Le "arti", infatti, erano in origine proprio i "mestieri" che i giovani, andando a bottega dal maestro, imparavano. La rappresentazione teatrale è intelligente: un narratore inizia, come una tradizionale lezione frontale, la lettura e la spiegazione della storia della commedia dell'arte. A mano a mano che introduce i personaggi, questi si presentano, interagendo col narratore e col pubblico, comportandosi secondo la tipizzazione che il narratore sta descrivendo. Il verbo "descrivere" è forse inadeguato, dal momento che le azioni dei personaggi retroagiscono sul comportamento del narratore stesso. I personaggi della commedia dell'arte, tipizzati opportunamente, offrono una metafora vivente di determinati comportamenti aziendali. L'analogia è rinforzata dal richiamo esplicito del narratore alla declinazione "contemporanea" (cioè dalla commedia dell'arte alla commedia delle professioni, dalla bottega all'azienda) del personaggio. La forza dell'intervento è che il richiamo esplicito non ingabbia il personaggio in un ruolo aziendale costrittivo e predeterminato, ma lascia lo spazio necessario perché ogni "spettatore" riempia i vuoti della tipizzazione con i dettagli che afferiscono alla sua esperienza organizzativa. In questo modo, ciascuno ha la libertà di riconoscersi in un modello, e di riconoscere i suoi colleghi in altrettanti modelli, perché i modelli proposti sono abbastanza flessibili, chiaroscurati, e non tipizzati in maniera semplicistica. Questa flessibilità ha il grande pregio di non provocare immedesimazione empatica acritica o idiosincrasia irriflessiva, bensì di stimolare una rielaborazione attiva di quanto si è visto in scena.
Bene,
RispondiEliminaun saluto a tutti e complimenti per l'ottimo blog realizzato.
Per quanto riguarda il teatro d'impresa non mi resta che consigliarvi provare voi stessi a realizzare una piccola performance per l'anno prossimo.
a presto
Corrado Petrucco
Resta da decidere un tema ^^
RispondiEliminaSabato prossimo ci sarà un'altra manifestazione legata al teatro d'impresa, al parco scientifico tecnologico Vega, a Marghera, dove cercheremo di raccogliere nuovi spunti"
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RispondiEliminaGrazie dei feedback. Sempre importanti.
RispondiEliminaUn caro saluto.
Giacomo Prati
Eccomi con un po' di ritardo a commentare un'esperienza davvero interessante!Non posso che condividere la tua analisi Luca, puntuale, precisa e direi obiettiva! Bisogna forse considerare che è la prima edizione e sono sicura che i curatori avranno potuto verificare i limiti e le opportunità della formula che hanno scelto per affrontare il tema del teatro d'impresa. Avendo partecipato solo sabato ho sicuramente una visione più ristretta, però credo che per un formatore interessato al "metodo" possa essere interessante una parte di laboratorio in cui "provare" le tecniche in prima persona. L'aspetto formativo di uno spettacolo teatrale non risiede tanto nell'effetto sul pubblico quando nelle fasi che portano alla costruzione dello stesso attraverso un contributo diretto dei partecipanti al training, diversamente resto scettica sulle possibilità di "transfert" che la visione di uno spettacolo possa avere. Quest'anno ho frequentato un corso amatoriale di recitazione e sicuramente il pregio della pratica teatrale sta nelle sue precondizioni.
RispondiElimina-partecipazione volontaria e ricerca personale di cambiamento
-continuità nel rapporto con il gruppo che apprende le tecniche.
Due condizioni che il formatore deve faticosamente costruire anche all'interno di un corso breve...
Ciao a tutti, in particolare ai nostri inviati speciali.
RispondiEliminaE' davvero coinvolgente leggere quanto scrivete sull'esperienza 11-12 giugno, ricchi gli spunti, le osservazioni stimolanti e anche le considerazioni sui pezzi rappresentati con il giusto grado di obiettività.
La lettura e l'interesse vanno completate e devono andare di pari passo (non lo dimentico), grazie intanto per averci prontamente offerto questi highlight sulle giornate passate. Attendo di avere vostre news sull'esperienza di sabato 25 p.v., visto che non potrò raggiungere il gruppo. Vi seguirò e sarò in sintonia... a distanza
Sara 37