mercoledì 29 giugno 2011

III meeting nazionale Formatori Junior

Ed eccomi qui a raccontare la meravigliosa esperienza appena conclusa nell' incantevole cornice di Santadi.
Difficile rendere a parole la complessità, le emozioni dei giorni trascorsi.
Ancora adesso provo, non certo senza fatica, di riordinare le idee, afferrare le immagini, le più significative, per poterle trasporle in poche righe.
Più di ogni altra, questa esperienza ha richiesto un mettersi in gioco autentico, sospendendo ogni forma di giudizio, di paura, di incertezza...
La formzione rende liberi?
Con questa domanda sono atterrata all'aereoporto di Cagliari venerdì mattina... sotto un sole cocente mi chiedevo cosa avrei trovato e immaginavo le più disparate situazioni...
All'arrivo, Carla, ottima organizzatrice, ragazza tutto pepe ci è venuta a prendere per "traghettarci" al punto d'incontro con gli altri ragazzi... il suo entusiasmo è stato contagioso.
Alla spicciolata siamo arrivati tutti e la sera, dopo esserci rinfocillati, abbiamo cominciato il "gioco". L'alloggio in tema con l'atmosfera era un ex-carcere adibito a bed&breakfast. Ci siamo sistemati in camerate di sei/sette e, per un attimo, mi è sembrato di tornare bambina... come quando andavo in colonia e ogni momento era condivisione, risate la notte senza tutte quelle infrastrutture che, crescendo, ti fanno dimenticare il sapore delle cose semplici e vere. Ma questa è un'altra storia...
Come potete immaginare, dopo cena, ognuno di noi si è presentato e il "ghiaccio è stato rotto"... la mattina dopo, di buon'ora, abbiamo cominciato le attività...
Potrei soffermarmi su ognuna di esse per delle ore, ma ve le nominerò soltanto, confidando di potervele raccontare presto di persona... dai giochi senza frontiere in spiaggia, a colloqui in gruppo e plenaria... ci siamo liberati delle catene e dalle dinamiche che ci legano e costringono o che, semplicemente, subiamo in maniera passiva...
Certo che non è sempre facile, anzi...certi meccanismi non servono altro che a reiterare situazioni a noi conosciute e, quindi, fonte di sicurezza...
Ma cosa abbiamo se non la possibilità di scegliere, ogni giorno?
" Ed egli imparò a volare,
e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che era la paura, la noia e la rabbia,
a rendere così corta la vita di un gabbiano"

lunedì 20 giugno 2011

Anthropologica 2001: L'umanità nel quotidiano

FALLIRE&RIVIVERE

«... e se vivere davvero significasse imparare a ricominciare?»

L’esperienza della fragilità segna in vario modo la vita della persona ed estensivamente delle comunità e della società in cui questa è inserita. Dall’ambito della salute fisica a quello della stabilità interiore, dall’ambito dell’incontro tra uomini e donne appartenenti a diverse culture a quello della cooperazione per il bene comune, si sperimentano trasversalmente la generosità delle intenzioni, l’inevitabilità del fallimento, l’asprezza delle incomprensioni, la difficoltà della ricostruzione, il valore rigenerativo della pacificazione.

L’identità personale matura attraverso queste esperienze fondamentali, che raccontano la strutturale fragilità dell’umano e delle sue realizzazioni, ed invitano dunque a tenerne conto, considerandola un ingrediente non solo ineliminabile, ma più oltre altamente istruttivo e prezioso per una comprensione profonda delle dinamiche della vita personale e sociale.


Si rinnova l’appuntamento estivo proposto dal Centro Studi Jacques Maritain: cinque serate per ascoltare, discutere, proporre.

Da lunedì 20 a venerdì 24 giugno 2011, alle ore 20.30, si svolgeranno cinque incontri all’aperto presso il giardino del Palazzo Vescovile, in via del Seminario 19, a Portogruaro (in caso di maltempo presso la Sala delle Colonne del Collegio Marconi, nelle immediate vicinanze del Palazzo Vescovile).


Per informazioni:

Centro Studi Jacques Maritain

via del Seminario, 19 - Portogruaro (VE)

tel. 0421.760323

mail: centrostudi@maritain.eu

PROGRAMMA

lunedì 20 giugno

dalla Chiusura alla Relazione

GIOVANNI GRANDI - Università di Padova

CARLA CANULLO - Università di Macerata

martedì 21 giugno

dalla Ripetizione al Cambiamento

ANDREA TONIOLO - Preside Facoltà Teologica del Triveneto

LORIS CORÒ - Consulente filosofico


mercoledì 22 giugno

dalla Delusione alla Speranza

SILVIA LANDRA - Psichiatra - Milano

PIERLUIGI DI PIAZZA - Centro di Accoglienza E. Balducci

giovedì 23 giugno

dall’Isolamento alla Condivisione

LEOPOLDO SANDONÀ – Studium Generale Marcianum – Venezia

FRANCESCO FELLETTI-SPADAZZI - Membro del Sovrano Militare Ordine di Malta

venerdì 24 giugno

dalla Sfiducia allo Slancio

ANDREA PORCARELLI - Università di Padova

LUCA GRION - Università di Udine


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Le letture serali si terranno in occasione della:

Summer School in Antropologia applicata

Luogo: Portogruaro (VE)
Approfondimento: http://www.summerschool-maritain.eu/

Fallire & Rivivere è il titolo dell’edizione 2011 della Summer school in Antropologia applicata che si terrà presso la sede del Centro Studi Jacques Maritain di Portogruaro (VE) dal 20 al 25 giugno 2011.

Giunta alla sua quarta edizione, la Scuola è una iniziativa promossa dal Centro Studi Jacques Maritain, in collaborazione con il Comune di Portogruaro, con il Servizio Nazionale per il Progetto Culturale della CEI, con l’ISSR “San Lorenzo Giustiniani” di Venezia e con la Fondazione Antonveneta; ha inoltre ricevuto il patrocinio di Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Padova, la Facoltà Teologica del Triveneto e la Fondazione Nord Est.

Intende essere un'occasione di approfondimento su alcune delle principali dimensioni che caratterizzano l'esperienza umana, presentate nel loro reciproco intrecciarsi: le dinamiche della vita affettiva, i tempi e le stagioni della maturazione della persona, i luoghi e le esperienze della fragilità, la partecipazione alla vita civile, lo sviluppo dialogico della propria identità culturale.

Tra gli obiettivi della Scuola vi è la volontà di favorire lo scambio di esperienze e competenze tra operatori e formatori del mondo culturale, sociale e imprenditoriale, professionisti e dirigenti, studenti e dottorandi.

Maggiori informazioni


mercoledì 15 giugno 2011

Il teatro e la sicurezza in azienda: si può fare!!

Ed eccomi qui a raccontare l'esperienza della visione della performance "Di che sogno sei?" presentato in occasione del I° Festival del Teatro d'Impresa AIF a Bologna, vincitore di ben due premi: la Menzione Speciale per l'Etica e la Menzione della Giuria.

Seguendo il format di tutto il festival, nei venti minuti a disposizione abbiamo avuto modo di assaggiare un breve spezzone di questo spettacolo che fa parte di un progetto formativo ad alto coinvolgimento emotivo sul tema...della sicurezza!

Tema sicuramente attuale e difficilmente "digerito" dalle aziende che sono tenute a proporre la formazione obbligatoria ai propri lavoratori, in particolare ad alcune figure specifiche. Parliamo dunque di RSPP (Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione), RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza), addetti antincendio, addenti al pronto soccorso, preposti e chi più ne ha più ne metta...insomma, tutto un insieme di figure aziendali coinvolte ed obbligate a seguire corsi, che spesso e volentieri risultano essere un processo di trasferimento contenutistico, tecnico, sterile, che non smuove le coscienze nè tanto meno sensibilizza ad una più attenta e realistica percezione del rischio, ottenendo quindi un effetto preventivo quasi nullo. L'equivalenza che scatta nella testa delle persone è: "Devo andare a fare il corso sulla sicurezza, che noia! sempre le solite cose, tanto poi sono io che devo lavorare sul campo! Che ne sanno quelli che fanno queste leggi assurde? Beh..almeno per qualche ora mi riposo!".....Dacchè una certa frustrazione diffusa tra i formatori che operano nel settore...! Ma di questo ne parleremo in una delle prossime puntate!

Il progetto presentato a Bologna parte da altri presupposti: se l'obiettivo è riuscire a fare un passaggio da una cultura della prescrizione ad una che guarda alla “sicurezza” come il risultato di un diverso modo di sentire e vivere il lavoro, allora è necessario partire dall'esperienza delle persone che lavorano ogni giorno, è necessario partire dalle storie, anche dolorose, del compagno di lavoro che ha perso la vita sul luogo di lavoro, è necessario colpire il cuore delle persone!! Lavorare dunque sulle emozioni, non solo sulle conoscenze! Solo così si potrà motivare le persone ad assumere comportamenti diversi, a prestare maggiore attenzione, ad informarsi e a ricercare le stesse conoscenze, finalmente riconosciute come importanti!

E così questo spettacolo teatrale è stato realizzato da Xforming, società di consulenza di processo torinese, che ha lavorato in una prima fase direttamente con 107 capinucleo (=responsabili delle squadre di operai specializzati) di Enel. Essi, condividendo le proprie esperienze, sono diventati registi del copione teatrale che poi è stato messo in scena, con l'aiuto di alcuni attori (Simona Nasi, Gianluca Gambino, Mariano Pirrello), dai lavoratori stessi presso diverse sedi dell'azienda, in diverse aree del territorio italiano!!! Prima di arrivare allo spettacolo vero e proprio sono stati creati diversi cortometraggi, nei quali veniva messa in scena la quotidianità, gli atteggiamenti comuni, i comportamenti, a volte esasperandoli o ridicolizzandoli, capendone improvvisamente alcuni aspetti di problematicità. Risultato?? Un'impressionante riduzione del numero degli infortuni!!

Che dire? Più teatro per tutti???

Prossima tappa: Santadi (Cagliari) per il Meeting AIF Junior!!

Un abbraccio!
Alessia

lunedì 13 giugno 2011

Le regole d'oro

Dopo la bella ed interessante recensione del nostro filosofo Luca sull'evento del Festival del Teatro d'Impresa, tocca a me darvi un breve riassunto di un 'altra delle rappresentazioni premiata durante l'ultima giornata del festival, ricevendo la menzione della giuria e del pubblico. Il titolo dell'opera è: "Le regole d'oro" della compagnia Duo apparente di Giorgio Fabbri e Isabella Fabbri. Penultima esibizione, questa, che ha certamente, oltre che fatto riflettere sul tema della giornata, divertito il pubblico!

In questo caso, la metafora formativa passava attraverso le note musicali, che leggere ed invisibili riempivano il teatro di piacevoli melodie. Gli attori sono due musicisti, al sax Isabella Fabbri e Giorgio alla fisarmonica. Il loro "viaggio giocoso" nelle regole d'oro del far musica voleva essere un modo per comunicare allo stesso tempo le regole d'oro delle organizzazioni.
La metafora della musica è ricca di concetti esemplificativi per noi; come è importante che il gruppo "suoni lo stesso spartito" e "rispetti le stesse regole" affinchè la melodia sia armoniosa e piacevole per tutti.

E' necessario prima di cominciare assegnare un "tempo di esecuzione", altrimenti ognuno suona per conto proprio! "L'accordatura" allo stesso modo, che permette di regolare gli strumenti rispetto al sistema di intonazione di ognuno, serve per partire insieme, o meglio per partire BENE insieme! Questo ci fa riflettere sull'importanza di acquisire la consapevolezza dell'interdipendenza nel gruppo e la necessità di "preparararsi insieme", ascoltare gli altri e i loro personali "sistemi di intonazione". Tra armonia e dissonanza si sente la differenza! ; per il formatore diventa importante saper agire proprio su quei momenti di dissonanza che si vengono a creare all'interno delle organizzazioni, facilitando l'emergere di soluzioni utili ed efficaci a risolvere il problema.

"I piani e i forti": Ci sono delle battute in cui il sax è protagonista, e la fisarmonica accompagna la parte, momenti in cui si inverte questo schema ed è la fisarmonica che deve farsi sentire, perchè in quella battuta ci sta a pennello! Allo stesso modo nell'azienda emergono i ruoli e la sfida diventa quella di favorire lo sviluppo della collaborazione, intesa come partecipazione attiva di ognuno e lavoro in sinergia, sapendo anche valorizzare il personale contributo di ognuno/le peculiarità di ogni strumento.

L'obiettivo di ognuno infine, di eseguire correttamente il proprio spartito, confluisce in un obiettivo più grande che è la concertazione finale di un'orchestra e ovviamente di far si che la performance finale sia capace di emozionare lo spettatore, per l'azienda diremo una performance di successo!

Concludendo, il messaggio che questo spettacolo ci ha proposto ci lascia riflettere sulla capacità formativa della musica che con il suo linguaggio può essere istruttiva anche per il mondo delle imprese.

domenica 12 giugno 2011

1° Festival del teatro d'impresa: alcune considerazioni

Nella bella cornice del Teatro San Salvatore (BO) ha avuto luogo, tra ieri e oggi (sabato 11 e domenica 12 giugno 2011), FESTIVAL DEL TEATRO D’IMPRESA. iniziativa nata con lo scopo di dare uno spazio di rilievo alla metodologia del Teatro d’Impresa nella formazione.

L'evento si è svolto in tre momenti. Nella mattinata di sabato, una tavola rotonda ha posto l'attenzione su alcuni aspetti positivi e alcuni di criticità della metodologia formativa del Teatro d'Impresa. Nel pomeriggio, l'attenzione è stata focalizzata sull'aspetto esperienziale del Teatro d'Impresa nella formazione, tramite una serie di circa 20 spettacoli a ciclo continuo, della durata di 20 minuti, in cui ogni artista a turno presentava con una pièce il proprio lavoro. Nella giornata di domenica, una seconda tavola rotonda si è incaricata di approfondire i temi emersi nel giorno precedente; a seguire, la premiazione dei migliori lavori per quanto concerne l'etica della professione, la metodologia, il contenuto formativo, la menzione della giuria, la menzione del pubblico. Tra i relatori è stato presente Christian Poissonneau, il più noto divulgatore al mondo della metodologia del Teatro d’Impresa, direttore del Théatre à la Carte di Parigi, che si esibirà con una performance teatrale.


Per il gruppo Forma(l)mentis, abbiamo seguito l'evento io, Patrizia, Giorgia e Alessia - che ringrazio per essersi occupata di tutta la parte logistica oltre che, ma questo ovviamente si estende alle altre colleghe, per essere un'ottima compagna di avventure. Vi proporremo alcune considerazioni, e una breve recensione dello spettacolo che abbiamo ciascuno reputato il migliore. Nonostante abbiamo scelto tre pièce diverse, siamo stati più o meno concordi nel ritenerle le migliori performance, valutando: la metodologia formativa, il contenuto formativo, la possibilità di farne un intervento formativo complesso oppure one-shot, il livello artistico. Appena avrò del tempo cercherò di mettere in rete l'elenco e la descrizione degli spettacoli - chiaramente, se il Festival le caricasse su uno dei profili sito-facebook, sarebbe un gran guadagno di tempo.


In linea generale, sono stato molto contento di aver partecipato a questo Festival. L'apparentemente banale considerazione della sua gratuità per i soci Junior è stata invece determinante per la mia presenza dal momento che, per formazione e avendo altri impegni, avrei magari deciso di non venire a fronte di un esborso di 50+ euro. La sorpresa che avevano pensato anche a un sostanzioso, direi ottimo, buffet sia per il pranzo che per la cena, mi ha senza dubbio procurato un immenso piacere. La cornice del teatro San Salvatore è stata molto gradevole, anche se più o meno dieci ore sulle sedie di legno il sabato, e almeno 3 la domenica, non è stato il massimo della comodità. Se non altro, l'attenzione era sempre destissima!

Fin qui per gli aspetti logistico-economici. A livello del festival, la divisione temporale mi sembrata molto coerente, i relatori convincenti (tra gli altri, il nostro Alessandro Cafiero) ci hanno dato una panoramica ampia ma dettagliata dello "stato dell'arte" del Teatro d'Impresa. Tre cose, mi sono saltate subito agli occhi:

1. Non c'erano rappresentanti aziendali. Come primo anno, probabilmente possiamo soprassedere alla questione. Ma dal momento che si ha intenzione di proseguire con questa bella iniziativa, credo che la testimonianza dei clienti sia una legittimazione di cui non pare utile fare a meno.

2. Il pubblico era prevalentemente composto dagli attori stessi. Junior mi pare ce ne fossero molto pochi, se non addirittura solo noi.

3. La forma dei 20 minuti di spettacolo poi via e sopra un altro ci è sembrata mancasse di un tassello: la riflessione sul pezzo presentato, la contestualizzazione in un ambiente aziendale specifico, le opportunità di sviluppo del progetto presentato...

Questi tre elementi ci hanno dato la percezione che il Festival fosse un po' una presentazione ai colleghi, già del mestiere, di alcuni lavori, nonché di alcuni interventi critici più o meno per addetti ai lavori - meno, in buona sostanza, per chi si approccia per la prima volta alla faccenda. Specialmente la parte di domenica, mentre la tavola rotonda di sabato ha svolto un'ottima funzione introduttiva! Avremmo sicuramente preferito avere qualche spettacolo in meno e qualche riflessione in più, anche perché la disparità di partecipazioni dalla mattina alla sera è stata notevole (circa il 50%). I più saggi hanno deciso di fare uno spettacolo più corto, e dare una presentazione del loro lavoro.


A parte queste criticità, che comunque facciamo presenti per quel che ci pare di aver percepito, siamo e sono personalmente molto contento di aver partecipato e aver potuto sperimentare una metodologia attiva decisamente coinvolgente e incisiva. Se la metafora è un ottimo strumento per capire un concetto, la metodologia del teatro è in grado di mettere in scena e far impersonare ai formandi una metafora viva e agita, il cui potenziale nel promuovere cambiamenti - lo scopo della formazione - è molto intenso.


A mio giudizio, lo spettacolo migliore della rassegna è stato senza dubbio "Di che sogno sei?" di Xforming, vincitore del premio della giuria e di un altro riconoscimento. Tuttavia, si tratta di una realtà già consolidata, con clienti importanti (il lavoro proposto, sulla sicurezza sul lavoro, per Enel e.g.). Ho deciso perciò di dare un voto di fiducia alla rappresentazione "L'impresa... che commedia!", di Elisabetta Tonon, con Elisabetta Tonon e Alessandra Abis, del Teatro degli Adriani. Dell'altro spettacolo vi parlerà Alessia, dal momento che l'ha scelto come prima menzione.


"L'impresa... che commedia!" è uno spettacolo teatrale interattivo che utilizza le maschere della commedia dell'arte, denominata in questa sede Commedia delle Professioni. Le "arti", infatti, erano in origine proprio i "mestieri" che i giovani, andando a bottega dal maestro, imparavano. La rappresentazione teatrale è intelligente: un narratore inizia, come una tradizionale lezione frontale, la lettura e la spiegazione della storia della commedia dell'arte. A mano a mano che introduce i personaggi, questi si presentano, interagendo col narratore e col pubblico, comportandosi secondo la tipizzazione che il narratore sta descrivendo. Il verbo "descrivere" è forse inadeguato, dal momento che le azioni dei personaggi retroagiscono sul comportamento del narratore stesso. I personaggi della commedia dell'arte, tipizzati opportunamente, offrono una metafora vivente di determinati comportamenti aziendali. L'analogia è rinforzata dal richiamo esplicito del narratore alla declinazione "contemporanea" (cioè dalla commedia dell'arte alla commedia delle professioni, dalla bottega all'azienda) del personaggio. La forza dell'intervento è che il richiamo esplicito non ingabbia il personaggio in un ruolo aziendale costrittivo e predeterminato, ma lascia lo spazio necessario perché ogni "spettatore" riempia i vuoti della tipizzazione con i dettagli che afferiscono alla sua esperienza organizzativa. In questo modo, ciascuno ha la libertà di riconoscersi in un modello, e di riconoscere i suoi colleghi in altrettanti modelli, perché i modelli proposti sono abbastanza flessibili, chiaroscurati, e non tipizzati in maniera semplicistica. Questa flessibilità ha il grande pregio di non provocare immedesimazione empatica acritica o idiosincrasia irriflessiva, bensì di stimolare una rielaborazione attiva di quanto si è visto in scena.